Buongiorno!
Sono lieta di comunicarvi che ho deciso di riprendere in mano il blog. Magari mi porterà fortuna e riuscirò a tornare in Toscana, perché oggi l'amo più che mai.
©2015 Mirella Puccio ~Tutti i diritti riservati
domenica 12 luglio 2015
sabato 27 aprile 2013
Una Firenze al peperoncino...
Quel giorno passeggiando a Firenze senza una meta, giunsi in prossimità
dello “Spedale degli Innocenti”, in piazza SS. Annunziata. Mi accolse un
trionfo di bancarelle, un mercato variopinto e brulicante di gente, tanto che
per un attimo rimasi confusa. Mi pareva che in qualche modo l'avessero violata, invadendo ogni spazio con mercanzie di ogni genere.
Ero passata diverse volte da quella grande piazza e mi ero
documentata sulla storia dell’Ospedale, ripromettendomi
di visitarlo, anche perché comprendeva una chiesa e un museo. In realtà si
trattava di un'antica struttura destinata al ricovero degli orfanelli e
delle ragazze madri, sorto su progetto di Filippo
Brunelleschi nel 1421.
L’istituto fondato e gestito dall'Arte della Seta, “uffizio”
incaricato dalla Repubblica fiorentina per la cura dei trovatelli, costituì il primo brefotrofio in Europa.
In seguito all'alluvione del 1966, venne interamente ristrutturato.
Mi piacevano il portico esterno, con le sue nove arcate a tutto sesto, i
balconcini fioriti, i tondi in terracotta invetriata bianca e azzurra aggiunti
successivamente da Andrea della Robbia che raffiguravano un neonato in fasce,
divenuto poi il simbolo dello Spedale.
Non avrei mai pensato di sgomitare per transitare, né
di trovare pane, spezie, pizzi, frutta e verdura. Il banco del peperoncino
attirò la mia attenzione. Mi avvicinai per curiosare, ce n’era di ogni forma e
colore, appeso o adagiato in cestini e mentre mi apprestavo a sceglierlo,
un uomo, alle mie spalle, disse: «Fossi in lei, sceglierei quello, è il
migliore».
Mi girai e a quella voce bassa,
suadente, corrispose un volto interessante. Lo guardai e lui aggiunse:
«Mi permetta di regalarglielo» e prima che potessi protestare, il
ragazzo dietro al banco aveva già confezionato un pacchetto.
«Lo prenda, è un piccolo omaggio
alla sua bellezza».
«Grazie, ma non avevo mai ricevuto un regalo simile e per
giunta da uno sconosciuto… mi sfugge qualcosa… c’è forse un significato
recondito?».
«Certo che sì… », ribatté lo
sconosciuto.
©2013 Mirella Puccio ~Tutti i diritti riservati
martedì 19 marzo 2013
Esule
Alessandro Baricco* interpreta
alla perfezione ciò che sento per Te.
Immagini, odori, suoni, stampati per sempre, in modo indelebile,
nel cuore e nei sensi.
Era quella la felicità, non ho dubbi.
Lo sapevo e la lontananza l'ha confermato.
Vorrei che non fosse troppo tardi... sì, mi sento come un'esule,
lontana da quell'immagine, quel suono, quell'odore, che nel tempo hanno
germogliato dentro di me, radicandosi bene.
E mi sento come un naufrago che arranca su una zattera e le onde
spingono alla deriva.
Vorrei avere un'altra occasione per tornare da Te.
Stavolta non ti lascerò, sarà per sempre.
Ritornerò, Firenze mia.
© 2013 Mirella Puccio
*Perché è così che ti frega la vita. Ti piglia quando hai ancora
l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che
poi non te li togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è
troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da
quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva.
Alessandro Baricco ~Castelli di Rabbia~
venerdì 2 marzo 2012
lunedì 20 giugno 2011
Il Palazzo di Bianca, fra storia e mistero
Ero stanca ma decisa a ritrovare quel Palazzo cinquecentesco che aveva attirato la mia attenzione qualche giorno o qualche anno prima… mentre proseguivo nella ricerca, pensai che forse lo avevo solo immaginato. Ricordavo distintamente la facciata a grottesche [1] e la zona, nei pressi di Palazzo Pitti.
Da Piazza Pitti imboccai una serie di viuzze finché non giunsi in via Maggio, l’antica “Via Maggiore” una delle più belle vie del quartiere d’Oltrarno, finché m’imbattei nell’edificio agognato… FINALMENTE! Osservai la splendida facciata dal marciapiede opposto e dopo alcuni istanti attraversai per leggere meglio la targa con l’iscrizione:
“Palazzo di Bianca Cappello
sulle case già del Corbinelli
XVI secolo”
Il Palazzo, al civico 26, presentava un portale imponente e quattro finestre circolari in cima ai tre piani, simili a oblò. Scattai alcune foto e subito dopo gettai un’occhiata alla guida tascabile di Firenze per controllare se ci fossero informazioni riguardanti il Palazzo, ma non trovai nulla. Avrei recuperato su Internet ogni dettaglio una volta rientrata al residence, sentivo che dietro c’era una storia d’amore, ma non solo…
Scoprii che due persone innamorate erano morte inspiegabilmente e dopo cinque secoli, la loro scomparsa era ancora avvolta dal mistero.
Bianca Cappello (Venezia, 1548 – Poggio a Caiano, 20 ottobre 1587), apparteneva a una nobile famiglia veneziana e fu la donna più bella e odiata che fece parte della dinastia de’ Medici. Sposa infelice di Pietro Bonaventuri che per sedurla si era spacciato per il rampollo di una potente famiglia fiorentina, la istigò a fuggire e andarono a Firenze, dove Bianca conobbe il granduca di Toscana Francesco I de’ Medici.
Divenne la sua amante e lui decise di donarle un palazzo. Ma non un palazzo qualsiasi… incaricò Bernardo Buontalenti della costruzione di un edificio per Bianca, che fosse vicino alla sua residenza di Palazzo Pitti. Fu edificato sui resti di una costruzione del Quattrocento e occorsero quattro anni di lavoro, dal 1570 al 1574, per portarlo a termine. In principio la facciata non era decorata con le grottesche bianche che si vedono oggi, esse furono realizzate da Bernardino Poccetti nel 1579, quando Bianca donò il palazzo all’ospedale di Santa Maria Nuova, dato che si era trasferita nelle stanze di Palazzo Pitti.
Nel frattempo il marito di Bianca fu assassinato in circostanze misteriose nel 1572. Anche la moglie del granduca, Giovanna d’Austria, morì e i due amanti convolarono segretamente a nozze nel 1578, nonostante l’aperto dissenso della famiglia Medici che non nascose mai la propria ostilità nei loro confronti.
Il granduca richiese ancora una volta al Buontalenti di creare un nido d’amore, fuori città. La costruzione di Villa Pratolino a Vaglia, con l’annesso parco delle meraviglie, più che un nido era una reggia: fontane con zampilli che emettevano particolari sonorità, grotte, cascatelle, ponti e laghetti che scendevano dai due lati meridionali del parco, finanche un monumentale gruppo statuario detto dell’Appennino, su disegno del Gianbologna.
Il figlio della coppia, Antonio, non fu mai accettato come erede ufficiale del Granducato anche per via del lignaggio molto controverso. Si vociferava fosse stato adottato e Bianca avesse simulato una gravidanza pur di concedere il primo erede maschio a Francesco. Bianca e Francesco morirono in circostanze sospette nella villa medicea di Poggio a Caiano, la notte tra il 19 e il 20 ottobre 1587, a distanza di poche ore l'uno dall'altra. Due le teorie: una misteriosa febbre (malaria?) o un avvelenamento ordito dal cardinale Ferdinando, fratello del granduca. La salma di Francesco fu sepolta nelle Cappelle Medicee, mentre a Bianca, morta ad appena 39 anni, non furono riservati gli onori cui avrebbe avuto diritto una granduchessa. Il cardinale, spogliatosi dell’abito talare, successe a Francesco diventando granduca col nome di Ferdinando I; ad Antonio, suo nipote, accordò una rendita annuale a condizione di rinunciare al titolo e a ogni pretesa circa l’eredità.
Il palazzo, famoso per esser stato lo scenario di una delle più chiacchierate storie d'amore del Rinascimento, oggi appartiene al Comune di Firenze, che l’ha adibito quale sede dell'archivio e dei laboratori di conservazione e restauro dei libri del Gabinetto Vieusseux.
Da qualche anno un’equipe di studiosi sta cercando di chiarire le circostanze in cui morirono Bianca e Francesco. Nel 2005 Donatella Lippi, professoressa di Storia della medicina all’università di Firenze, scoprì i resti di due corpi nella chiesa di Santa Maria a Bonistallo, a Poggio a Caiano, dove i due erano morti. Nel 2006 l’esame tossicologico, confermò la presenza d’arsenico, ciò rafforzerebbe la teoria dell’omicidio.
Il mistero sulla donna più affascinante che abbia mai abitato in via Maggio, continua.
Mi stupì molto costatare di aver acquistato nei pressi di Palazzo Pitti (prima di scoprire il Palazzo e la storia di Bianca), un paio di orecchini antichi molto simili a quelli portati da Bianca in uno dei suoi ritratti.
© 2011 Mirella Puccio - Tutti i diritti riservati
[1] Tipo di decorazione i cui temi principali sono: sfingi, arpie, mascheroni, tralci vegetali, candelabri, figure umane e fantastiche, prospettive architettoniche, paesaggi. Il suo uso si diffonde nel Rinascimento parallelamente alla riscoperta dell’antico grazie agli innumerevoli ritrovamenti archeologici, come la Domus Aurea, il sontuoso palazzo neroniano che giaceva sepolto da secoli. I primi esploratori che scesero al suo interno ebbero l'impressione di trovarsi in una serie di grotte, per questo motivo le particolari decorazioni che vi si trovavano furono chiamate "grottesche".
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venerdì 27 maggio 2011
Pisa, una grande emozione
La prima volta fu per ripicca. Avevo litigato con lui e quel giorno a Firenze ero rimasta sola. Mentre passeggiavo, squillò il cellulare. Un amico che non vedevo da tempo era appena rientrato a Pisa da un lungo viaggio di lavoro e m’invitò a cena in un ristorante sul mare, a Marina di Pisa. C’era un treno praticamente ogni ora, al ritorno mi avrebbe accompagnato in macchina.
Era il 2005 e non avevo mai visitato la città, nonostante fossi venuta in Toscana diverse volte.
Dopo cena visitai la Piazza del Duomo, conosciuta anche come Piazza dei Miracoli o Campo dei Miracoli. Anche se l’ingresso all'area non era consentito per motivi di sicurezza, gli agenti mi permisero di avvicinarmi un pochino per scattare qualche foto. I monumenti marmorei sfavillavano nel buio della notte, facendo risaltare la magnificenza della piazza, una delle più belle al mondo (patrimonio Unesco dal 1987).
La seconda volta fu per passione. Decisi di trascorrere il week-end a Pisa. Desideravo vedere la città con calma, avevo predisposto un itinerario che comprendeva la mostra dedicata a Cimabue, presso il Museo Nazionale di S.Matteo "Cimabue a Pisa. La pittura pisana del Duecento, da Giunta a Giotto". Ho un ricordo bellissimo di quei due giorni spensierati, trascorsi da turista.
Era il 2005 e non avevo mai visitato la città, nonostante fossi venuta in Toscana diverse volte.
Dopo cena visitai la Piazza del Duomo, conosciuta anche come Piazza dei Miracoli o Campo dei Miracoli. Anche se l’ingresso all'area non era consentito per motivi di sicurezza, gli agenti mi permisero di avvicinarmi un pochino per scattare qualche foto. I monumenti marmorei sfavillavano nel buio della notte, facendo risaltare la magnificenza della piazza, una delle più belle al mondo (patrimonio Unesco dal 1987).
La chiesa di S.Maria della Spina mi colpì moltissimo per la sua particolare posizione sulla riva dell’Arno. In stile romanico-gotico, le arcate racchiudevano trifore e quadrifore, mentre guglie e statue di diverse dimensioni incorniciavano la facciata. Un vero capolavoro!
Scomposta e ricostruita più in alto per proteggerla dalle acque, in origine si trattava di un piccolo oratorio; il suo nome deriva dal fatto che al suo interno fosse custodita una spina della corona di Cristo. È tuttora presente il piccolo tabernacolo dov'era riposta.
| Il tabernacolo che custodiva la spina della corona di Cristo |
Pisa mi aveva decisamente conquistato!
La terza volta fu per curiosità. Ero tornata a Pisa per ritrovare amici e monumenti. Volevo curiosare e scoprire angoli inediti della città, ma il tempo gradualmente peggiorava.![]() |
| Ponte di Mezzo |
Di sera scoppiò un temporale, divenni triste e nervosa e rovinai un paio di bellissime scarpe finendo dentro una pozzanghera. L’indomani un bellissimo sole m’incoraggiò a passeggiare sui lungarni e per le vie della città. Dal Ponte di Mezzo, chiamato un tempo Ponte Vecchio poiché era il più antico della città, la Piazza del Duomo, come la prima volta, suscitò in me una grande emozione.
All'inizio della piazza, la Fontana dei Putti, con lo stemma pisano fra le due statue.
Trascorsi molte ore fotografando il meraviglioso complesso monumentale, con lo sfondo delle mura merlate... il Duomo, il Battistero e in lontananza la Torre pendente.
Sicuramente non basta un’escursione di mezza giornata per affermare di conoscere Pisa, è una città che merita un soggiorno più lungo. Oltre al centro storico, interessante la gita in battello sull’Arno, la visita dei dintorni, in particolare Volterra e il parco naturale regionale di Migliarino, S.Rossore e Massaciuccoli.
Per chi non fosse ancora stato a Pisa è disponibile online una straordinaria visita virtuale della città e dei suoi monumenti.
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domenica 8 maggio 2011
Racconti toscani
Sono una scrittrice e fatalmente la Toscana mi ha ispirato in più di un’occasione.Ho il piacere di presentare su queste pagine il mio primo racconto ambientato a Firenze, “Moonlight” scritto per Golden Book Hotels nel 2009. I protagonisti, Bianca e Alessio, s’incontrano, si amano e si lasciano sotto il cielo vibrante del capoluogo toscano, in un crescendo di emozioni.
I vini e la natura circostante rappresentano la degna cornice della loro liaison dangereuse. In realtà è un triangolo! No, non è come pensate, leggete e scoprirete chi è l’altra.
Ancora un eBook commissionato da Golden Book Hotels per promuovere un’importante cantina di Castagneto Carducci (Livorno), dal titolo “Viaggio sentimentale”, disponibile anche per il download su altri dispositivi quali iPad o Tablet.
Ritroverete ancora Bianca e Alessio, che dopo anni s’incontrano casualmente proprio a Castagneto. Ero un po’ dispiaciuta per la fine della loro storia d’amore e così ho creato i presupposti affinché s’incontrassero nuovamente. Fra i versi del Carducci e i vini bolgheresi, riesplode la passione mai completamente sopita.
Denominatore comune, le note di Sting, uno dei miei artisti preferiti. Per inciso, ho scoperto che nella sua tenuta “Il Palagio” a Figline Valdarno, oltre a vendere alimenti biologici, produce un vino chiamato proprio con il nome del brano più volte citato nei due racconti, Sister Moon.
I link diretti ai racconti:
Per “Moonlight” cliccare QUI
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Ultimo aggiornamento: 21/09/15
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